Ricerche sull'evoluzione del Lago di Lugano. Rapporto annuale 2019.

Capelli, Camilla and Lepori, Fabio and Pozzoni, Maurizio and Saurwein, Davide (2020) Ricerche sull'evoluzione del Lago di Lugano. Rapporto annuale 2019. Technical Report UNSPECIFIED

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Abstract

Sintesi 1. Questo rapporto presenta i risultati raccolti nel 2019 nell’ambito del programma di ricerche limnologiche sul Lago di Lugano, realizzate dall’Istituto Scienze della Terra dell’Università Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI) su mandato dell’Amministrazione del Cantone Ticino. 2. Dal punto di vista meteorologico il 2019 è stato nuovamente un anno caldo (11 mesi con temperature superiori alla norma). Le precipitazioni sono state leggermente superiori alla norma. 3. Nei corsi d’acqua (tributari ed emissario) le condizioni meteorologiche si sono tradotte in deflussi sostanzialmente in linea con le medie pluriennali e temperature leggermente superiori, perlomeno nei mesi più caldi. 4. Lo stato chimico dei corsi d’acqua è stato in linea con quello osservato negli ultimi anni. L’inquinamento da sostanza organica e ammonio (misurato da BOD5 e DOC) permane moderato nel Rio Bolletta e lieve negli altri corsi d’acqua. Lo stato trofico è apparso fortemente alterato (eutrofia) nel Rio Bolletta e nel Livone, e moderatamente alterato (mesotrofia) in altri due (Cuccio e Laveggio). Negli altri corsi d’acqua hanno prevalso condizioni di oligotrofia. I composti tossici dell’azoto (ammonio) hanno raggiunto soglie potenzialmente nocive per gli organismi acquatici e/o al di sopra delle norme di legge in modo ricorrente nel Rio Bolletta e occasionalmente nel Vedeggio e nel Laveggio. 5. I carichi esterni di fosforo (bacino nord: 13 t, bacino sud: 26 t) sono stati nuovamente bassi e confermano la tendenza alla diminuzione osservata negli ultimi 5-6 anni, dopo quasi due decenni di relativa stabilità. 6. Per quel che riguarda la fisica lacustre, nonostante le condizioni meteorologiche miti, il lago ha circolato secondo i regimi consueti nei bacini (meromissi nel bacino nord, olomissi nel bacino sud). Alla circolazione hanno probabilmente contribuito il freddo di dicembre (nella norma) e l’attività eolica del mese di gennaio (sopra la norma). Tuttavia, nel bacino nord (Gandria) la massima profondità di mescolamento non si è spinta oltre i 57 m, un valore che denota una circolazione relativamente debole. Nel bacino sud (Figino), invece, il mescolamento ha raggiunto il fondo già a fine gennaio (22 gennaio) e la fase di circolazione è durata a lungo, almeno fino al fino al 20 marzo. Il lago si è ri-stratificato in aprile e la stratificazione si è protratta fino quasi alla fine dell’anno a causa dell’autunno caldo. 7. Dal punto di vista chimico, a riflesso delle circolazioni, il rifornimento epilimnetico di fosforo e silice è stato nuovamente modesto nel bacino nord (picchi massimi di 17 μg Ptot L-1e 0.6 mg Si L-1) e nella norma nel bacino sud (42 μg Ptot L-1e 1.4 mg Si L -1). Come in passato, l’ossigenazione ipolimnetica è stata critica. Nel bacino sud, nonostante la circolazione completa, le acque nei pressi del fondo sono tornate anossiche a partire da giugno e luglio. Nel bacino nord, le acque sono state pressoché sempre ipossiche sotto i 75 m e anossiche sotto i 100 m. 8. Dopo l’apparente discontinuità osservata nel 2018, la comunità fitoplanctonica è tornata una configurazione più simile a quella osservata negli ultimi 7-8 anni. La quantità di biomassa (biovolume e concentrazione di clorofilla) è leggermente cresciuta, mentre la composizione tassonomica è tornata alla precedente dominanza di grosse diatomee (primavera) e cianoficee (estate e autunno). Queste ultime sono state probabilmente favorite dalle elevate temperature e una stratificazione stabile e duratura. In particolare, il cianobatterio Planktothrix rubescens ha mostrato sviluppi importanti, culminati in fioriture superficiali nell’inverno 2019/2020. E’ apparso invece molto ridotto lo sviluppo estivo di cloroficee. 9. All’opposto del fitoplancton, lo zooplancton da crostacei è tornato a valori di biomassa molto bassi, soprattutto a causa della scarsità della componente erbivora (cladoceri e copepodi diaptomidi), sfavorita dalla ridotta edibilità del fitoplancton dominante. La componente omnivora è stata invece relativamente abbondante, presumibilmente grazie alla disponibilità di detrito organico, consumato direttamente o tramite il loop batterico. La catena trofica della zona pelagica del lago è quindi oscillata da una catena prevalentemente verde nel 2018 (“green food chain”) a una catena prevalentemente marrone (“brown food chain”) nel 2019. 10. A causa del progressivo avvicinamento a condizioni di mesotrofia, l’ecosistema pelagico lacustre si sta configurando secondo una struttura simile a quella osservata in altri laghi profondi peri-alpini, in cui i cianobatteri metalimnetici crescono grazie alla nascita di una nicchia particolarmente favorevole (per esempio la maggiore trasparenza delle acque, che permette alla luce di penetrare fino al metalimnio, e la disponibilità di fosforo proveniente dall’ipolimnio), mentre lo zooplancton erbivoro diminuisce a causa di carenze nella quantità e/o qualità del fitoplancton disponibile. Si rafforza inoltre una seconda conclusione, vale a dire che in questi laghi la mesotrofia non è probabilmente un traguardo sufficiente per migliorare sostanzialmente lo stato di ossigenazione delle acque auspicato dal programma di risanamento. Mitigare le condizioni di ipossia richiederebbe probabilmente ulteriori abbattimenti delle concentrazioni di fosforo.

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