‘Vinum sanguis terrae’, ‘agua sangre de la tierra’, ‘petróleo sangre de la tierra’: Plinio, nat. XIV 58, 5-7, prima e dopo

Radici Tavernese, Livia (2018) ‘Vinum sanguis terrae’, ‘agua sangre de la tierra’, ‘petróleo sangre de la tierra’: Plinio, nat. XIV 58, 5-7, prima e dopo. In: Lucifora, Rosa Maria, (ed.) Vino e salute. Dalla civiltà antica ad oggi. Edizioni ETS, Pisa. ISBN 978-884675222-2

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Abstract

In questo capitolo si sottopone ad analisi linguistica ed antropologica la definizione del vino contenuta in una lettera inviata da Androcide, medico di Alessandro Magno, noto per le sue intemperanze alcoliche. La definizione racchiude la doppia valutazione, positiva e negativa, nella quale anche oggi oscilla il giudizio sul vino, che in quanto "sanguis terrae" è un corroborante somministrato già da Ippocrate come farmaco a persone indebolite dalla vecchiaia, dalla gravidanza e dalle malattie ma, in quanto "venenum" è un tossico così potente da essere addirittura velenoso per la stessa cicuta. L’indagine è condotta attraverso il confronto con testi alquanto peregrini, un anonimo commentatore di Aristotele e un traduttore latino di Ippocrate, nei cui testi l’"aqua [...] fluminum" è dichiarata equivalente a ciò che nelle vene è il sangue ("quod in venis est sanguis"). Attraverso una serie di attestazioni di vario genere, inoltre, viene dimostrato non solo che ancora ai giorni nostri permangono il valore archetipale ed antropologico della locuzione e le sue pregnanti implicazioni simboliche, ma anche che essa vie- ne declinata con varianti, in cui il vino è sostituito da altri liquidi, quali l’acqua e il petrolio: due beni preziosi, considerati oggi non più inesauribili ed intorno ai quali la definizione di "sangue della terra" costruisce un’aura di sacralità e di rispetto.

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